giovedì 25 febbraio 2016

MARCO AURELIO.Ouerou uos 41

Lo diceva Marco Aurelio,lo sottoscrivo. Attenzione a prestare soldi per poi volerseli far restituire.

Digestum,IV,2,13( Callistratus,in libro quinto de Cognitionibus):

         Extat decretum Divi Marci in haec verba:"  Optimum est,ut,si quas putas te habere petitiones ,actionibus experiaris."

Cum Marcianus diceret:" Vim nullam feci", Caesar dixit :" Tu vim  putas esse solum,si homines vulnerarentur?Vis est et tunc,quotiens quid id,quod deberi sibi putat,non per iudicem reposcit.Quisquis igitur  probatus mihi fuerit rem ( n)ullam debitoris vel pecuniam debitam non ab ipso sibi sponte  datam, sine ullo iudice temere vel possidere  vel accepisse,ipseque sibi  ius in eam  rem dixisse,ius crediti non haberit".

Serve la traduzione?

Esiste un decreto del divo Marco che così dice, parola per parola,:" E' cosa ottima che,se ritieni di avere delle pretese da esigere,tu adisca le vie legali."
Eccolo:

Poiché Marciano disse:" Non ho fatto alcuna violenza," Cesare rispose:" Credi che il fare violenza consista solo nel ferire gli uomini? Violenza viene fatta anche ogni volta che uno cerca di ottenere ciò che ritiene gli sia dovuto,senza adire le vie legali. Pertanto chiunque mi sarà provato che possiede o ha ricevuto illegalmente qualche cosa del debitore o qualche somma che gli è dovuta,senza che il debitore gliel'abbia consegnata spontaneamente e senza essere ricorso ad alcun giudice,e che per ottenere questo si è fatto giustizia da sé, non avrà diritto al credito.".

Ciao Ambragiarox.


mercoledì 24 febbraio 2016

MARCO AURELIO.Ouerou uos 40.

                                                                  APPENDICE I     a Marco Aurelio .


           

   Sui nomi dell'imperatore Marco Aurelio.


Alla nascita,i genitori, Domizia Lucilla e Marco Annio Vero gli impongono il nome [1] di CATILIO SEVERO ,cosi'come si chiamava il proavo materno. Nel 130 d.C.,muore il padre del futuro imperatore.
Catilio Severo ,adottato dal nonno paterno ,Marco Annio Vero, assume il nome[2] di MARCO ANNIO VERO.

Nel 136, Adriano imperatore aveva adottato, come suo successore,Lucio Ceionio Commodo,che aveva assunto il nome di Lucio Elio Vero. Nel 138 ,Lucio Elio Vero(1 gennaio) muore; il 25 di febbraio dello stesso anno,Adriano adotta come suo successore Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino ( che diventerà imperatore col nome di Antonino Pio).

Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino era marito di una zia paterna di Marco Annio Vero( il futuro imperatore Marco Aurelio).

Da Adriano,Tito Aurelio Fulvo Boionio Arrio Antonino è invitato ad adottare Marco Annio Vero,che prende il nome    [3]   di MARCO ELIO AURELIO VERO.

Sempre nel 138 Adriano impone al futuro imperatore Antonino Pio l'adozione anche del figlio del defunto Lucio Elio Vero. Il ragazzo si chiamava Lucio Ceionio Commodo e diventerà il futuro imperatore Lucio Vero,collega di Marco Aurelio.

Il 10 luglio del 138, muore Adriano e gli succede Antonino Pio.

A Marco Elio Aurelio Vero viene data come promessa sposa la figlia di Antonino Pio,Anna Galeria Faustina.

Nel 145 Marco Elio Aurelio Vero sposa Faustina.

Il 7 marzo del 161 muore Antonino Pio e il nome definitivo [4]   del
successore designato è IMPERATOR CAESAR MARCUS AURELIUS ANTONINUS AUGUSTUS.

Marco Aurelio imperatore ,nello stesso 161, designa,come collega nell'impero,il fratello adottivo che prende il nome di Imperator Caesar Lucius Aurelius Verus Augustus( l'imperatore  Lucio Vero,collega di Marco ).

Ciao Ambragiarox.


martedì 23 febbraio 2016

MARCO AURELIO.Ouerou uos 39.

Considerazioni sui Pensieri di Marco Aurelio imperatore-filosofo.

L'autore dei Pensieri appare assai poco disposto ad assolvere se stesso,insoddisfatto com'è sempre del proprio operato e bisognoso di esortarsi,di sollecitarsi,di spronarsi assiduamente verso una morale alta.
Se da un lato Marco Aurelio appare convinto che l'opera e soprattutto il comportamento del filosofo sulla terra non può attingere alla perfezione, specie se il filosofo si trova in una posizione tale da doversi scontrare ogni giorno duramente con la realtà, dall'altro egli appare non meno convinto che il filosofo non può affatto rinunciare a tentare di migliorarsi continuamente. Forse la chiave per intendere una delle figure più note della storia universale è proprio in questa sofferta dicotomia tra reale e ideale,alla ricerca di una ricucitura dove il senso del limite imposto dalla realtà non sia rinuncia e passività, e lo slancio ideale non sia utopia.
Per concludere:      il compendio più aderente alla sua vita spirituale e no,Marco lo dà in Pensieri,IX,29.

           "La causa universale è un torrente: tutto trascina via.E come sono meschini questi omiciattoli che fanno i politici e credono di agire da filosofi! Bambini mocciosi! Uomo che fai tu dunque? Fa' quello che richiede ora la natura. Mettiti all'opera,se ti è concesso, e non guardarti intorno per vedere se qualcuno lo saprà. Non sperare nella Repubblica di Platone,ma accontentati anche del minimo progresso e ritieni che non sia poca cosa anche questo piccolo risultato.
Infatti,chi riuscirà a mutare i principii di costoro( cioè della gente,dei cittadini,dei sudditi)? E se non mutano i principii( in greco dogmata) che altro può esservi se non  schiavitù di gente che si lamenta mentre finge di obbedire?  ( Se gli uomini non si convincono che le disposizioni di chi li dirige non sono corrotte,obbediranno sempre senza convinzione).


Suvvia,citami ora Alessandro il Grande, suo padre Filippo,Demetrio del Falero. Li seguirò, se ben videro che cosa voleva la natura comune a tutti gli esseri e seppero educare se stessi. Ma se non fecero altro che recitare come attori di tragedia( ecco cosa sono i capi di stato ante,nunc et semper), nessuno mi ha condannato a imitarli.
Semplice e modesta è l'opera della filosofia: non cercare di indurmi ad ostentare un atteggiamento volto solo alla propaganda( in greco SEMNOTUFIA).

Prossimo post sui nomi avuti successivamente da Marco.
Ciao ambragiarox.

DOPO I BRANI IN GRECO DEI PENSIERI,CON RELATIVA TRADUZIONE,DOPO LE BELLISSIME CONSIDERAZIONI FINALI SU MARCO E LA SUA OPERA,FINIAMO CON DUE APPENDICI: I NOMI DI MARCO E UNA SENTENZA DELL'IMPERATORE,RIPORTATA IN LINGUA LATINA IN UN ANTICO DIGESTO.

domenica 21 febbraio 2016

MARCO AURELIO.Ouerou uos 38.

Considerazioni sui Pensieri di Marco Aurelio,imperatore- filosofo.

Continuazione del post 37.

Insomma anche l'atteggiamento di Marco Aurelio nei confronti dei cristiani appare in sintonia con la sua personalità.

Il vigoroso senso della realtà effettuale che trapela chiaramente dai Pensieri e il profondo senso del dovere nei confronti dello stato,ispira la politica da adottare verso i cristiani. La quale ebbe certo origine da incomprensioni e da errori di valutazione( poi parzialmente corretti), ma questa sembra una questione abbastanza marginale.

Per una conclusiva valutazione dell'uomo- imperatore,occorre tener conto che dai Pensieri "esce fuori" il dualismo uomo di governo- pensatore pacifista e cosmopolita. L'opera dell'imperatore appare in netto contrasto con i dogmi del filosofo,astratti e puri; però nei Pensieri,questi dogmi sono sempre enunciati con la lucida consapevolezza degli ostacoli che sempre si sarebbero frapposti alla loro applicazione nel reale.

Convinto che l'uomo è essenzialmente libertà e che pertanto bisogna sempre trattare con gli uomini SOLO con la PERSUASIONE,Marco Aurelio si vuol garantire sempre la possibilità di VIOLARE questo principio,quando ciò appaia giustificato dalle circostanze del governo di un impero:

" Cerca di persuaderli,ma agisci anche contro la loro volontà quando le ragioni della giustizia politica lo esigono( Pensieri,VI,50).

Un'espressione che fa capire come Marco pensi,pur se a malincuore,al suo ruolo di governante (che viene prima del ruolo del filosofo), che sa la durezza della responsabilità politica ,di fronte alla costruzione teoretica di una dottrina  che guidi l'agire dell'uomo singolo,eticamente e intellettualmente irreprensibile.

Continua.......

Ciao ambragiarox.


MARCO AURELIO.Ouerou uos 37.

Considerazioni sui Pensieri di Marco Aurelio,imperatore- filosofo.

Continuazione sull'atteggiamento verso il Cristianesimo.

Tra il 176 e il 177 e.C., furono indirizzate a Marco Aurelio quattro apologie: quelle di Melitone di Sardi,di Apollinare di Gerapoli,di Atenagora di Atene e di Milziade. Di queste apologie ci e' giunta per intero solo quella di Atenagora; di quella di Melitone abbiamo solo frammenti,di quella di Apollinare un frammento solo,mentre di quella di Milziade non resta nulla.

Tuttavia cio, che abbiamo di esse " permette di cogliere un tono in contrasto con le nostalgie giudaizzanti e antiromane del montanismo e in contrasto con la tendenza della nuova eresia a chiudere i cristiani in un infecondo isolamento di fronte a Stato e Societa'; si puo' dire che tutte queste apologie riaffermano con chiarezza il tradizionale lealismo verso l'impero romano."( Marta Sordi).

La risposta a queste apologie venne da un personaggio la cui identità resta incerta,ma che comunque pare essere stato assai vicino all'imperatore, del quale in alcune sue affermazioni pare quasi considerarsi il suo portavoce ufficiale: Celso. Ora Celso nell'Alethes Logos,scritto nel 178, accanto ad accuse ai cristiani  - mancanza di solidarietà con l'impero nel momento del pericolo,rifiuto della vita sociale,astensionismo dalle cariche pubbliche e dal servizio militare-  ,che paiono confermare la natura delle preoccupazioni dell'imperatore nei confronti dell'operato dei cristiani (confusi con i montanisti),sembra formulare una cauta proposta di pace: i cristiani si dimostrino disposti a collaborare con l'imperatore,a combattere per lui,a partecipare alle campagne militari,a comandare con lui le sue truppe,ad assumere cariche pubbliche.

Questo nuovo atteggiamento nei confronti dei cristiani si tradusse probabilmente in un altro provvedimento legislativo. Tertulliano afferma che" se è vero che Marco Aurelio non abrogò apertamente i provvedimenti presi contro i cristiani,tuttavia li annullò chiaramente in un altro modo,infliggendo anche una pena ai delatori,e una pena più terribile".

Dunque il cristiano confesso resta perseguibile,ma una condanna colpisce anche chi accusa qualcuno di essere cristiano. Una conferma del provvedimento al quale accenna Tertulliano si avrebbe in Eusebio di Cesarea,dove si legge che nel processo contro il martire Apollonio,avvenuto a Roma,tra il 183 e il 185, Apollonio che si era professato cristiano,fu condannato a morte,ma al suo accusatore furono spezzate le gambe.

Così " rivendicando allo Stato l'iniziativa di perseguire d'ufficio,con i sacrileghi,anche i cristiani,ma scoraggiando nello stesso tempo le accuse private, Marco Aurelio perseguiva in effetti il medesimo scopo,che era sempre,nella sua intenzione, la difesa dell'impero; da una parte egli preservava infatti il diritto di intervenire direttamente ogni volta che la diffusione del cristianesimo comportasse,o sembrasse comportare( come la propaganda montanista gli aveva fatto sospettare negli anni intorno al 176) un pericolo politico,dall'altra egli rendeva possibile ai cristiani quella partecipazione attiva alla vita dello Stato,a cui Celso li aveva invitati,e metteva al riparo la collaborazione volonterosa di questi cristiani,dal rischio continuo di una denuncia privata di cristianesimo.

Continua.....

Ciao ambragiarox.


sabato 20 febbraio 2016

MARCO AURELIO . Ouerou uos 36.

Considerazioni finali sui Pensieri di Marco Aurelio,imperatore - filosofo.

Procedementi d'ufficio o no contro i cristiani,è comunque certo che con Marco Aurelio siamo in presenza di una svolta importante nella politica verso i cristiani.
Perche?
  Perche' tanto accanimento?
Si e' spesso pensato al tentativo di difendere la religione tradizionale e al desiderio di rassicurare l'opinione pubblica ostile ai cristiani e tendenzialmente portata a vedere in loro la causa delle molte catastrofi che colpirono l'impero durante il regno di Marco,ma giustamente Marta Sordi ritiene del tutto insufficienti queste spiegazioni e avanza un'altra ipotesi: la svolta impressa da Marco Aurelio alla politica imperiale nei confronti dei cristiani sarebbe stata causata dal sorgere e dal rapido diffondersi del  Montanismo.
In tale movimento,caratterizzato non solo da un acuto rigorismo ascetico,ma anche da " una violenta intransigenza di fronte allo stato e alla societa' pagana e da un ritorno allo spirito antiromano delle rivolta giudaiche", Marco Aurelio avrebbe visto non solo " un'offesa ai sentimenti della maggioranza o un attacco alle tradizioni dei padri,ma una minaccia reale e diretta contro l'impero ( l'altra sua patria) a cui il rigorismo montanista vietando il servizio militare e l'esercizio delle cariche pubbliche, alienava   la solidarieta' di una parte dei suoi  cittadini".

Incapace di distinguere le posizioni estremiste del montanismo da quelle dei cristiani in generale, Marco avrebbe scatenato la nuova,violenta persecuzione,anche indotto dalle gravi difficoltà' in cui versava l'impero,strenuamente impegnato a sostenere la pressione dei barbari al Nord.
Poi,dopo aver infuriato nel 177 e.C., la persecuzione sembra essersi placata.
La politica imperiale nei confronti dei cristiani sembra aver subito un'inversione completa.

Continua......

Ciao ambragiarox.


venerdì 19 febbraio 2016

MARCO AURELIO.Ouerou uos 35

Considerazioni generali sui Pensieri di Marco Aurelio imperatore- filosofo.

Continua sull'atteggiamento verso il Cristianesimo.

Ben più violenta  della precedente del 167, fu la persecuzione contro i cristiani,che data 177 d.C.e che ha come teatro tragico quasi tutte le regioni dell'impero,provocando miriadi di martiri.

Questa persecuzione sembra segnare una novità importante nella politica imperiale verso i cristiani: da fonti contemporanee( Eusebio di Cesarea e Celso) sembra potersi dedurre con certezza che ai cristiani fu applicata la ricerca d'ufficio in contrasto con il famoso " conquirendi non sunt" con cui Traiano,seguito dai suoi successori Adriano e Antonino Pio,proibiva la ricerca d'ufficio dei cristiani e stabiliva che fossero sottoposti a processo solo se espressamente denunciati.

Pare dunque che nel frattempo siano intervenute nuove disposizioni.

Questo sembra confermato dal fatto che Melitone di Sardi nella sua Apologia,scritta tra il 175 e il 176,parla di nuovi decreti( kaina'dogmata) concernenti i cristiani. Questi nuovi decreti sono identificati dalla studiosa Marta Sordi con le disposizioni,citate da Ulpiano e da Marciano, senza specifica attribuzione a alcun  imperatore,secondo le quali la ricerca d'ufficio,fino ad Antonino Pio affidata ai magistrati municipali e limitata ai " latrones", era direttamente affidata ai governatori delle province ed estesa ai "sacrilegi" nei quali potevano benissimo esser incluse le pratiche e le professioni del cristianesimo.

Continua....

Ciao ambragiarox.