domenica 3 gennaio 2016

MACHIAVELLI.Macula avelli 60 De Sanctis.

Altri brani tratti dalla "Storia della etc." di Francesco De Sanctis,su Machiavelli.

            Nello svolgimento dell'azione della Mandragola,il difficile non era gabbare Nicia,ma persuader Lucrezia.
L'azione,così comica per rispetto a Nicia, qui si illumina di una luce fosca e ti rivela inesplorate profondità. Gl' istrumenti adoperati a  vincer Lucrezia sono il confessore e la madre,la venalità dell'uno,l'ignoranza superstiziosa dell'altra.
E Machiavelli,non che voglia palliare,qui è terribilmente ignudo: scopre senza pietà quel putridume.
Sostrata,la madre,in poche pennellate è  mirabilmente dipinta. E' una brava donna,ma di poco criterio,e avezza a pensare col cervello del suo confessore.Alle ragioni della figliuola risponde:- " Io non ti so dir tante cose,figliola mia. Tu parlerài al frate,vedrai quello che ti dirà, e farai quello che tu dipoi sarai consigliata da lui, da noi e da chi ti vuol bene"-. E non si parte mai di là: è la sua idea fissa,la sua sola idea:-" Io t'ho detto e ridicoti che,se fra Timoteo ti dice che non ci sia carico di coscienza,che tu lo faccia senza pensarvi"- Il confessore sa perfettamente che madre è questa. -"... E'...una bestia - dice- e sarammi un grande aiuto a condurla ( Lucrezia) alle mie voglie."

Il carattere più interessante è fra Timoteo. Fa bottega della chiesa,della Madonna,del Purgatorio. Ma gli uomini non ci credono più e la bottega rende poco.E lui aguzza l'ingegno. Se la prende co' frati,che non sanno mantenere la reputazione all'immagine miracolosa della Madonna.

Conosce bene i suoi polli:

Le più caritative persone che sieno son le donne,e le più fastidiose.Chi le scaccia,fugge i fastidi e l'utile; chi le intrattiene,ha l'utile e i fastidi insieme.Ed è il vero che non è il mele senza le mosche.

Biascica paternostri e avemarie,e usa i modi e il linguaggio del mestiere con la facilità indifferente e meccanica dell'abitudine. A Ligurio,che,promettendo larga limosina,lo richiede che procuri un aborto,risponde:-" Sia col nome di Dio,facciasi ciò che volete,e per Dio e per carità sia fatta ogni cosa.. Datemi...cotesti denari,da poter cominciare a far qualche bene"-.

Parla spesso solo e si fa il suo esame,e si dà l'assoluzione,sempre che gliene venga utile.

Questo è l'uomo a cui la madre conduce la figliola.

Queste cose movevano indignazione in Germania e provocavano la riforma.In Italia facevano ridere. E il primo a ridere era il Papa. Quando un male diviene così sparso dappertutto e così ordinario che se ne ride,è cancrena e non ha rimedio.

La Mandragola è la base di tutta una nuova letteratura.E' un mondo mobile e vivace,che ha varietà, sveltezza,curiosità come un mondo governato dal caso. Ma sotto queste apparenze frivole si nascondono le più profonde combinazioni della vita interiore.
Ciao ambragiarox.

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MACHIAVELLI .Macula avelli 59 De Sanctis.

Altri brani tratti da " Storia della etc." di Francesco De Sanctis,su Machiavelli.

        ".......   Da questo profondo ed originale talento di osservazione,da questo spirito ironico uscì la Mandragola: l'alto riso nel quale finirono le sue illusioni e i suoi disinganni.

Machiavelli concepisce la commedia come ha concepito la storia.

Il suo mondo comico è un gioco di forze,dotate ciascuna di qualità proprie,che debbono condurre inevitabilmente al tale risultato.
L'interesse perciò è tutto nei caratteri e nel loro sviluppo.
Il protagonista è il solito marito sciocco. Il suo Calandrino o Calandro è il dottor Nicia,uomo istrutto e che sa di latino,gabbato facilmente da uomini,che hanno minor dottrina di lui ma più pratica del mondo.
Ci è già qui un concetto assai più profondo che non è in Calandro: si sente il gran pensatore.[ La Calandra,cui si accenna era una commedia di intreccio,scritta a più mani, e attribuita come autore unico al Cardinal di Bibbiena; alla realizzazione in scena prese parte anche il Castiglione; fu rappresentata in pompa magna a Roma e Urbino,aveva intermezzi musicali e scenografici,e si ispirava a vicende ritratte in Plauto e Boccaccio].

Come Machiavelli ha potuto esercitare il suo ingegno a scriver commedie?

               Scusatelo con questo: che si ingegna
               Con questi van pensieri
               Fare il suo tristo tempo più soave,
               Perché altrove non ave
               Dove voltare il viso;
               Ché gli è stato interciso
                Mostrar con altre imprese altre virtue,
                Non sendo premio alle fatiche sue.

Cattivi versi ma strazianti.

Il suo riso è frutto di malinconia. Mentre Carlo VIII correva l'Italia, Pietro de' Medici e Federigo d'Aragona si scrivevano i loro intrighi d'amore; il cardinale da Bibbiena(" assassinato d'amore") e il Bembo esalavano in lettere i loro sospiri,e l'uno scrivea gli Asolani e l'altro la Calandra; e Machiavelli parlava al deserto,ammonendo,consigliando; e non udito e non curato,fece come gli altri: scrisse commedie,ed ebbe l'onore di far ridere molto il papa e i cardinali.

L'interesse è tutto intorno al dottor Nicia,il marito sciocco,sì sciocco che diviene istrumento inconsapevole dell'innamorato e lo conduce lui stesso al letto nuziale.
L'autore,molto sobrio intorno alle figure accessorie,concentra il suo spirito comico attorno a costui e lo situa ne' modi più acconci a metterlo in lume. La sua semplicità è accompagnata con tanta presunzione di saviezza e con tanta sicurezza di condotta,che l'effetto comico se ne accresce. E Ligurio non solo lo gabba,ma ci si spassa,e gli tiene sempre la candela sul viso per farlo ben vedere agli spettatori.
Nelle ultime scene ci è una forza e originalità comica che ha pochi riscontri nel teatro antico e moderno.

Ciao ambragiarox.

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sabato 2 gennaio 2016

MACHIAVELLI.Macula avelli 58 De Sanctis.

Altri brani tratti da " Storia della etc." di Francesco De Sanctis,su Machiavelli.

           "......    Machiavelli promette,a chi prende lo stato con la forza,non solo l'amnistia,ma la gloria,quando sappia ordinarlo:

                'Considerino quelli a chi i cieli danno tale occasione,come sono loro proposte due vie: l'una che li fa vivere sicuri,e dopo la morte li rende gloriosi; l'altra che li fa vivere in continue angustie,e dopo la morte lasciare di sé una sempiterna infamia....'

E' l'idea tradizionale del redentore o del messia. Anche Dante invocava un messia politico,il Veltro. Se non che,il salvatore di Dante ghibellino, era Arrigo di Lussemburgo,perché la sua Italia era il giardino dell'impero: dove il salvatore di Machiavelli doveva essere un principe italiano,perché la sua Italia era nazione autonoma,e tutto ciò che era fuori di lei era straniero,barbaro, * oltramontano*.

Nella sua utopia è visibile una esaltazione dello spirito,poetica e divinatrice. Ecco: il principe leva la bandiera,grida: - Fuori i barbari!- a modo di Giulio. Il Machiavelli è lì; assiste allo spettacolo della sua immaginazione:

'Quali porte se gli serrerebbero? quali popoli gli negherebbero l'ubbidienza? quale invidia se gli opporrebbe? quale italiano gli negherebbe l'ossequio?'

E finisce co' versi di Petrarca:
                         Virtù contro al furore
                          Prenderà l'arme,e fia il combatter corto:
                          Che' l'antico valore
                          Negl' italici cuor non è ancor morto.

Ma questo era un mondo poetico troppo disforme dalla realtà... Ond'è che la sua vera musa non è l'entusiasmo: è l'ironia. La sua aria beffarda,congiunta con la sagacia dell'osservazione,lo chiariscono uomo del Risorgimento[ Rinascimento] .

De' principi ecclesiastici scrive:

'Costoro soli hanno stati e non li difendono,hanno sudditi e non li governano,e gli Stati per essere indifesi non sono loro tolti,e i sudditi per non essere governati non se ne curano,né pensano né possono alienarsi da loro...Essendo quelli retti da Cagione superiore,alla quale la mente umana non aggiunge,lascerò il parlarne; perché, essendo esaltati e mantenuti da Dio,sarebbe ufficio d'uomo presuntuoso e temerario il discorrerne.'

In tale riverenza di parole,non è difficile sorprendere sulle  labbra di chi scrive que piglio ironico che trovi ne' contemporanei.

Famosi sono i suoi ritratti per l'originalita' e vivacità d'osservazione. De' francesi e spagnoli scrive:

'Il francese ruberia con lo alito,per mangiarselo e mandarlo a male,e goderselo con colui a chi lo ha rubato. Natura contraria alla spagnuola,che di quello che ti ruba mai ne vedi niente...'.   "

Ciao Ambragiarox.

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MACHIAVELLI.Macula avelli 57 De Sanctis.

Altri brani tratti da " Storia della etc." di Francesco De Sanctis su Machiavelli.

       "  .......      Degli avventurieri[Machiavelli] scrive:

'.....Il fine della loro virtù è stato che l'Italia è stata corsa da Carlo,predata da Luigi,forzata da Ferrando e vituperata da' svizzeri...tanto che essi hanno condotta Italia schiava e vituperata....'

             ......    Degna di nota è l'idea,tutta moderna, che il fine dell'uomo è il lavoro e che il maggior nemico della civiltà è l'ozio: principio che ha gittato giù i conventi ed ha rovinato dalla radice non solo il sistema ascetico o contemplativo,ma anche il sistema feudale,fondato su questo fatto: che l'ozio de' pochi viveva del lavoro de' molti. Un uomo,che con una sagacia pari alla franchezza, nota tutte le cause della decadenza italiana,potea ben dire,accennando a Savonarola:

'.....Ond'è che a Carlo,re di Francia,fu lecito pigliare l'Italia col gesso; e chi dicea  come di questo ne erano cagione i peccati nostri,diceva il vero; ma non erano già quelli che credeva,ma questi ch'io ho narrati....'

Gli oziosi sono fatalisti.Spiegano tutto con la fortuna.Anche allora de' mali d'Italia accagionavano la malasorte. Machiavelli scrive:

'......La fortuna...dimostra la sua potenza dove non è ordinata virtù a resisterle,e quivi volta i suoi impeti dove la sa che non sono fatti gli argini e i ripari a tenerla. E se voi considererete l'Italia,che è la sede di queste variazioni e quella che ha dato loro il moto,vedrete essere una campagna senza argini e senza alcun riparo.....'

Essendo l'Italia in quella corruttela, Machiavelli invoca un redentore,un principe italiano,che,come Teseo o Ciro o Mosè o Romolo,la riordini,persuaso che a riordinare uno Stato si richieda l'opera di uno solo,a governarlo l'opera di tutti. Ne' grandi pericoli i Romani nominavano un dittatore: nell'estremo della corruzione Machiavelli non vede altro scampo che nella dittatura:

'......Cercando un principe la gloria del mondo,dovrebbe desiderare di possedere una città corrotta,non per guastarla in tutto,come Cesare,ma per riordinarla,come Romolo.....'

Di Giulio Cesare scrive un giudizio originale rimasto celebre:

'.....Né sia alcuno che s'inganni per la gloria di Cesare,sentendolo massime celebrare dagli scrittori; perché questi che lo laudano sono corrotti dalla fortuna sua e spauriti dalla lunghezza dell'imperio,il quale,reggendosi sotto quel nome,non permetteva che gli scrittori parlassero liberamente di lui. Ma chi vuole conoscere quello che gli scrittori liberi ne direbbero,vegga quello che dicono di Catilina.E tanto è più detestabile Cesare,quanto è più da biasimare quello che ha fatto che quello che ha voluto fare un male. Vegga pure con quante laudi celebrano Bruto; talché, non potendo biasimare quello per la sua potenza,e' celebrano il nimico suo...E conoscerà allora benissimo quanti obblighi Roma, Italia e il mondo abbia con Cesare.....' ....."

Ciao ambragiarox.

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venerdì 1 gennaio 2016

MACHIAVELLI.Macula avelli 56 De Sanctis.

Altri brani da " Storia della etc." di Francesco De Sanctis,su Machiavelli.

                  Quando Machiavelli scriveva il Principe,l'Italia si trastullava ne' romanzi e nelle novelle,con lo straniero in casa.
Era il popolo meno serio del mondo e meno disciplinato. La tempra era rotta.
Tutti volevano cacciare lo straniero,a tutti " puzzava il barbaro dominio"; ma erano velleità.

E si comprende come il Machiavelli miri principalmente a ristorare la tempra,attaccando il male nella sua radice. Senza tempra,moralità, religione,libertà, virtù sono frasi.
Al contrario,quando la tempra si rifà, si rifà tutto l'altro.
E Machiavelli glorifica la tempra anche nel male.
Innanzi a lui è più uomo Cesare Borgia,intelletto chiaro e animo fermo,ancorché destituito d'ogni senso morale, che il buon Pier Soderini,cima di galantuomo,ma " anima sciocca", che per la sua incapacità e la sua fiacchezza perdette la repubblica di Firenze.

Lo spirito italiano adunque da una parte metteva in caricatura il medio evo come un gioco disordinato di forze,e dall'altra gittava la base di una nuova età su questo principio virile: che la forza è intelligenza,serietà di scopo e di mezzi.
Ciò che l'Italia distruggeva,ciò che creava,rivelava una potenza intellettuale,che precorreva l'Europa di un secolo.
Ma in Italia ci era l'intelligenza e non ci era la forza.

Il frizzo era l'attestato della loro superiorità  intellettuale( degli Italiani) e della loro decadenza morale.
Mancava non la forza fisica e non il coraggio che ne è la conseguenza,ma la forza morale, che ci tenga stretti intorno ad una idea e risoluti a vivere e a morire per quella.

Certo non è ufficio grato dire dolorose verità al proprio paese,ma è un dovere di cui l'illustre uomo Machiavelli sente tutta la grandezza:   " Chi nasce in Italia o in Grecia,e non sia divenuto in Italia oltramontano e in Grecia  turco,ha ragione di biasimare i tempi suoi."

Per lui è questo una sacra missione,un atto di patriottismo.
Il suo sguardo abbraccia tutta la storia del mondo.Vede tanta gloria in Assiria,in Media,in Persia,in Grecia,in Italia e Roma.
Celebra il regno de' Franchi,il regno de' turchi,quello del soldano, e le gesta della " setta saracina", e le virtù de' popoli della Magna al tempo suo.

LO  SPIRITO UMANO, IMMUTABILE ED IMMORTALE, passa di gente in gente e vi mostra la sua virtù.
E quando gitta l'occhio sull'Italia,il paragone lo strazia.
Le sue più belle pagine storiche sono dove narra la decadenza di Genova,di Venezia,di altre città italiane,in tanto fiorire degli stati europei.
Non adulare il suo paese,ma dirgli il vero,fargli sentire la propria decadenza,perché ne abbia vergogna e stimolo,descrivere la malattia e notare i rimedi,gli pare ufficio d'uomo dabbene.
Questo sentimento del dovere dà alle sue parole una grande elevatezza morale:

" Se la virtù che allora regnava e il vizio che ora regna non fussero più chiari che il sole, andrei col parlare più rattenuto. Ma,essendo la cosa si' manifesta che ciascuno la vede,sarò animoso in dire manifestamente quello che intendero' di quelli e di questi tempi,acciocché gli animi de' giovani,che questi miei scritti leggeranno,possano fuggire questi e prepararsi ad imitare quelli...Perché gli è ufficio d'uomo buono quel bene,che per la malignità de' tempi e della fortuna tu non hai potuto operare,insegnarlo ad altri,acciocché, sendone molti capaci,alcuno di quelli più amati dal cielo possa operarlo."

Del papato tutti sanno quello che ha scritto nel capitolo XI del Principe. Né è più indulgente con gli attuali principi italiani:
" Questi nostri principi,che erano stati molti anni nel principato loro, per averlo di poi perso non accusino la fortuna,ma l'ignavia loro; perché, non avendo mai ne' tempi quieti pensato che possano mutarsi...quando poi vennero i tempi avversi,pensarono a fuggirsi e non a difendersi..."

Ciao ambragiarox.

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MACHIAVELLI.Macula avelli 55 De Sanctis.

Altri brani tratti da " Storia della etc." di Francesco De Sanctis,su Niccolò Machiavelli.

                Un'applicazione dell'implacabile logica dei Discorsi è il Principe.

Machiavelli biasima i principi che per fraude o per forza tolgono la libertà a' popoli.
Ma avuto lo stato,indica loro con quali mezzi debbano mantenerlo.
Lo scopo non è qui la difesa della patria,ma la conservazione del principe: se non che il principe provvede a se stesso,provvedendo allo Stato.
L'interesse pubblico è il suo interesse.
Libertà non può dare,ma può dare buone leggi che assicurino l'onore,la vita,la sostanza de' cittadini.
Dee mirare a procacciarsi il favore e la grazia del popolo,tenendo in freno i gentiluomini e gli uomini turbolenti.
Governi i sudditi,non ammazzandoli,ma studiandoli e comprendendoli:   " non ingannato da loro,ma ingannando loro".

Chi legge il trattato  De Regimine Principum di Egidio Colonna, vi troverà un magnifico mondo etico,senza alcun riscontro con la vita reale.
Chi legge questo Principe   di Machiavelli,vi troverà un crudele mondo logico,fondato sullo studio dell'uomo e della vita.

Il mondo non è governato dalla forza come forza,ma dalla forza come intelligenza.
L'Italia non ti potea dare un mondo divino ed etico: ti dà un mondo logico.
Ciò che era in lei ancora intatto era l'intelletto; Machiavelli ti dà il mondo dell'intelletto,purgato dalle passioni e dalle immaginazioni.

Machiavelli bisogna giudicarlo da quest' alto punto di vista.

Ciò a cui mira è la serietà intellettuale,cioè la precisione dello scopo,e la virtù di andarvi dritto senza guardare a destra e a manca e lasciarsi indugiare o traviare da riguardi accessorii o estranei. La chiarezza dell'intelletto,non intorbidato da elementi soprannaturali o fantastici o sentimentali,è il suo ideale.

E il suo eroe è il domatore dell'uomo e della natura,colui che comprende e regola le forze naturali e umane,e le fa suoi istrumenti.
Lo scopo può essere lodevole o biasimevole; e se è degno di biasimo,è lui il primo ad alzare la voce e protestare in nome del genere umano. Veggasi il capitolo decimo,una delle proteste più eloquenti che sieno uscite da un gran cuore. Ma, posto lo scopo, la sua ammirazione è senza misura per colui che ha voluto e saputo conseguirlo.

La responsabilità morale è nello scopo,non ne' mezzi. Quanto ai mezzi,la responsabilità è nel non sapere o nel non volere,nell'ignoranza o nella fiacchezza. Ammette il terribile; non ammette l'odioso e lo spregevole.
L'odioso è il male fatto per libidine o per passione,o per fanatismo,senza scopo.
Lo spregevole è la debolezza della tempra,che non ti fa andare là dove l'intelletto ti dice che pur bisogna andare.

Ciao ambragiarox.

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MACHIAVELLI.Macula avelli 54 De Sanctis.

Altri brani tratti da "Storia della etc." di Francesco De Sanctis,su Machiavelli.

           ".....     Ne' Discorsi ci è maggiore vita intellettuale.

L'intelletto si stacca da' fatti,e vi torna per attingervi lena e ispirazione.
I fatti sono il punto fermo intorno a cui gira.
Narra breve,come chi ricordi quello che tutti sanno ed ha fretta di uscirne. Ma,appena finito il racconto, comincia il discorso.
L'intelletto,come rinvigorito a quella fonte,se ne spicca tutto pieno di ispirazioni originali, sorpreso e contento insieme.
Senti lì il piacere di quell'esercizio intellettuale e di quella originalità, di quel dir cose che a' volgari sembrano paradossi.
Quei pensieri sono come una schiera ben serrata,dove non penetra niente dal di fuori a turbarvi l'ordine.
Non è una mente agitata nel calore della produzione,tra quel flutto d'immaginazioni e di emozioni che ti annunzia la fermentazione,come avviene talora anche a' più grandi pensatori.

E' l'intelletto pieno di gioventù e di freschezza,tranquillo nella sua forza e in sospetto di tutto ciò che non è lui.
Digressioni,immagini,effetti,paragoni,giri viziosi,perplessità di posizioni: tutto è sbandito in queste serie disciplinate d'idee,mobili e generative,venute fuori da un vigor d'analisi insolito e legate da una logica inflessibile.Tutto è profondo,ed è così chiaro e semplice che ti par superficiale.
[  QUESTO IL RESOCONTO DI DE SANCTIS SU  I  DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA.  BELLO FORSE ,MA RIVOLTO A UNA ELITE CHE PRESUPPONE LA LETTURA PREVENTIVA DELL'OPERA. NOI PRIMA DI LEGGERE DE SANCTIS DOBBIAMO DOCUMENTARCI SU WIKI O ALTRI LUOGHI OVE SIA IL TESTO O IL SUNTO DELL'OPERA DI MACHIAVELLI].

Il fondamento dei Discorsi è questo: che gli uomini " non sanno essere in tutto buoni né in tutto tristi", e perciò non hanno tempra logica,non hanno virtù. Hanno velleità, non hanno volontà.

Sicché negli scopi gli uomini sono infiniti,e ne' mezzi sono perplessi e incerti.

Quello che degli individui,si può dire anche dell'uomo collettivo,nella società non ci è in fondo che due classi: gli "abbienti "e i " non abbienti ", i ricchi e i poveri.

E la storia non è se non l'eterna lotta tra chi ha e chi non ha. Gli ordini politici sono mezzi di equilibrio tra le classi.E sono liberi quando hanno a fondamento " l'equalita' ". Perciò libertà non può essere dove sono " gentiluomini" o classi privilegiate.

Poiché il carattere umano ha questa base comune,che i desideri o appetiti sono infiniti,e debole ed esitante è la virtù di conseguirli,hai disproporzione tra lo scopo e i mezzi; onde nascono le oscillazioni e i disordini della storia.

Il cuore dell'uomo si ingrandisce col cervello. Più uno sa e più uno osa. Quando la tempra è fiacca, di' pure che l'intelletto è oscuro. L'uomo allora non sa quello che vuole,tirato in qua e in là dalla sua immaginazione e dalle sue passioni,com'è proprio del volgo..."

Ciao ambragiarox.

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