domenica 8 novembre 2015

A.Manzoni.Panni in arno 114.c.XXXII.

Per ogni brano del capitolo XXXII de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.

Cap.XXXII,r.297.

                        Visitava i lazzeretti,per dar consolazione agl'infermi,e per animare i serventi; scorreva la città, portando soccorso ai poveri sequestrati nelle case,fermandosi agli usci,sotto le finestre,ad ascoltare i loro lamenti,e dare in cambio parole di consolazione e di coraggio.

Cap.XXXII,r.310.

                             All'impiego di monatti e d'apparitori non s'adattavano generalmente che uomini sui quali l'attrattiva delle rapine e della licenza potesse più che il terror del contagio,che ogni naturale ribrezzo.

Cap.XXXII,r.321.

                         Entravano da padroni,da nemici nelle case,e,senza parlar de' rubamenti,e come trattavano gl'infelici ridotti dalla peste a passar per tali mani,le mettevano,quelle mani infette e scellerate,sui sani,figliuoli,parenti,mogli,mariti minacciando di strascinarli al lazzeretto,se non si riscattavano,o non venivano riscattati con denari.

Cap.XXXII,r.338.

                          Del pari con la perversità, crebbe la pazzia: tutti gli errori già dominanti più o meno,presero dallo sbalordimento e dall'agitazione delle menti,una forza straordinaria,produssero effetti più rapidi e più vasti.

Cap.XXXII,r.354.

                          Da principio,si credeva soltanto che quei supposti untori fosser mossi dall'ambizione e dalla cupidigia;andando avanti,si sognò, si credette una non so quale voluttà diabolica in quell'ungere,un'attrattiva che dominasse la volontà. I vaneggiamenti degl'infermi che accusavan sé stessi di ciò che avevan temuto dagli altri,parevano rivelazioni,e rendevano ogni cosa,per dir così, credibile d'ognuno.

Cap.XXXII,r.364.

                     Così, nel lungo e tristo periodo de' processi per stregoneria, le confessioni,non sempre estorte,degl'imputati,non serviron poco a promuovere e a mantener l'opinione che regnava intorno ad essa: ché quando un'opinione regna per lungo tempo,e in buona parte del mondo,finisce a esprimersi in tutte le maniere,a tentar tutte l'uscite,a scorrer per tutti i gradi della persuasione; ed è difficile che tutti o moltissimi credano a lungo che una cosa strana si faccia,senza che venga alcuno il quale creda di farla.

Cap.XXXII,r.373.

                        Si raccontava,non da tutti nell'istessa maniera( che sarebbe un troppo singolar privilegio delle favole), ma a un di presso,che un tale,in tal giorno,aveva visto arrivar sulla piazza del duomo un tiro a sei,e dentro,con altri,un gran personaggio,con una faccia fosca e infocata,con gli occhi accesi,coi capelli ritti, e il labbro atteggiato di minaccia.Mentre quel tale stava  intento a guardare,la carrozza s'era fermata; e il cocchiere l'aveva invitato a salirvi; e lui non aveva saputo dire di no.  Ciao Ambra,Giacomo,Rox.

AMANZONI.Panni in arno 113.c.XXXII.


ALESSANDRO MANZONI,I PROMESSI SPOSI,CAPITOLO TRENTADUESIMO. LETTO E CAPITO?( E' TOSTO EH?).

UTILE,PER VERIFICARNE LA COMPRENSIONE,RISPONDERE,PER OGNI BRANO DI SEGUITO PROPOSTO,A DUE DOMANDE:
1)SAPIC(SIAMO AL PUNTO IN CUI...),
2)LPVD(LE PAROLE VOGLIONO DIRE...).

CORAGGIO, BASTA POCO...E...SEMPRE TESTO DEL ROMANZO A PORTATA DI CONSULTAZIONE...




Per ogni brano del capitolo XXXII de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.



Cap.XXXII,r.206.

                          Si pensi ora in che angustie dovessero trovarsi i decurioni,addosso ai quali era rimasto il peso di provvedere alle pubbliche necessità, di riparare a ciò che c'era di riparabile in un tal disastro.Bisognava ogni giorno sostituire,ogni giorno aumentare serventi pubblici di varie specie: monatti,apparitori, commissari.



Cap.XXXII,r.217.

                 Né sarebbe infatti assurdo il crederlo una troncatura del vocabolo monathlich( mensuale); giacché, nell'incertezza di quanto potesse durare il bisogno,è probabile che gli accordi non fossero che di mese in mese.



Cap.XXXII,r.225.

                       Si fecero a quest'effetto costruire in fretta capanne di legno e di paglia nello spazio interno del lazzeretto; se ne piantò un nuovo,tutto di capanne,cinto da un semplice assito,e capace di contener quattro mila persone.E non bastando,ne furon decretati due altri; ci si mise anche mano; ma, per mancanza di mezzi d'ogni genere,rimasero in tronco.I mezzi,le persone,il coraggio,diminuivano di mano in mano che il bisogno cresceva.



Cap.XXXII,r.252.

                           Il presidente della Sanità ricorse,per disperato, con le lacrime agli occhi,a que' due bravi frati che soprintendevano al lazzeretto; e padre Michele s'impegnò a dargli,in capo a quattro giorni,sgombra la città di cadaveri; in capo a otto,aperte fosse sufficienti,non solo al bisogno presente,ma a quello che si potesse preveder  di peggio nell'avvenire.Con un frate compagno,e con persone del tribunale,dategli dal presidente,andò fuor della città, in cerca di contadini; e,parte con l'autorità del tribunale,parte con quella dell'abito e delle sue parole,ne raccolse circa dugento,ai quali fece scavar tre grandissime fosse;spedì poi dal lazzeretto monatti a raccogliere i morti; tanto che,il giorno prefisso,la sua promessa si trovò adempita.




Cap.XXXII,r.265.

                        Fu spesso lì lì per mancare affatto di viveri,a segno di temere che ci s'avesse a morire anche di fame;...



Cap.XXXII,r.277.

                     Ai lazzeretti,nella città, non mancò mai la loro assistenza: dove si pativa,ce n'era; sempre si videro mescolati,confusi co' languenti,co' moribondi,languenti e moribondi qualche volta loro medesimi; ai soccorsi spirituali aggiungevano,per quanto potessero,i temporali; prestavano ogni servizio che richiedessero le circostanze.



Cap.XXXII,r.283.

                        Federigo dava a tutti,com'era da aspettarsi da lui, incitamento ed esempio.




Cap.XXXII,r.290.

                       Non trascurò quelle cautele che non gl'impedissero di fare il suo dovere( sulla qual cosa diede anche istruzioni e regole al clero); e insieme non curò il pericolo,né parve che se n'avvedesse,quando,per far del bene,bisognava passar per quello.



Continua con brani del capitolo XXXII.










A.MANZONI.Panni in arno 112.c.XXXII.

Per ogni brano del capitolo XXXII de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.



Cap.XXXII,r.114.

                          Se poi,nel ceder che fece,avesse o non avesse parte un po' di debolezza della volontà, sono misteri del cuore umano.



Cap.XXXII,r.118.

                         Al replicar dell'istanze,cedette egli dunque,acconsentì che si facesse la processione,acconsentì di più al desiderio,alla premura generale,che la cassa dov'eran rinchiuse le reliquie di san Carlo,rimanesse dopo esposta,per otto giorni,sull'altar maggiore del duomo.



Cap.XXXII,r.126.

                          Prescrisse più strette regole,per l'entrata delle persone in città; e,per assicurarne l'esecuzione,fece star chiuse le porte: come pure,affine d'escludere,per quanto fosse possibile,dalla radunanza gli infetti e i sospetti,fece inchiodar gli usci delle case sequestrate: le quali,per quanto può valere,in fatto di questa sorte,la semplice affermazione d'uno scrittore,e d'uno scrittore di quel tempo,eran circa cinquecento*.
*Alleggiamento dello Stato di Milano etc.di C.G.Cavatio della Somaglia.Milano,1653,p.482.



Cap.XXXII,r.133.

                            Tre giorni furono spesi in preparativi: l'undici di giugno,ch'era il giorno stabilito,la processione uscì, sull'alba ,dal duomo.



Cap.XXXII,r.136.

                        Venivano poi l'arti,precedute da' loro gonfaloni,le confraternite,in abiti vari di forme e di colori;poi le fraterie,poi il clero secolare,ognuno con l'insegne del grado,e con una candela o un torcetto in mano.




Cap.XXXII,r.148.

                         Seguiva l'altra parte del clero; poi i magistrati,con gli abiti di maggior cerimonia; poi i nobili,quali vestiti sfarzosamente,come a dimostrazione solenne di culto,quali, in segno di penitenza,abbrunati,o scalzi e incappati,con la buffa sul viso; tutti con torcetti.Finalmente una coda d'altro popolo misto.



Cap.XXXII,r.153.

                      Tutta la strada era parata a festa; i ricchi avevan cavate fuori le suppellettili più preziose; le facciate delle case povere erano state ornate da de' vicini benestanti,o a pubbliche spese.



Cap.XXXII,r.159.

                       L'altre strade,mute,deserte;se non che alcuni,pur dalle finestre, tendevan l'orecchio al ronzio vagabondo; altri,e tra questi si videro fin delle monache,eran saliti sui tetti,se di lì potessero veder da lontano quella cassa,il corteggio,qualche cosa.



Cap.XXXII,r.164.

                            La processione passò per tutti i quartieri della città: a ognuno di que' crocicchi,o piazzette,dove le strade principali sboccan ne' borghi,e che allora serbavano l'antico nome di carobbi,ora rimasto a uno solo,si faceva una fermata,posando la cassa accanto alla croce che in ognuno era stata eretta da  san Carlo,nella peste antecedente,e delle quali alcune sono tuttavia in piedi: di maniera che si tornò in duomo un pezzo dopo mezzogiorno.



Cap.XXXII,r.184.

                        ....così si ricorse,per la spiegazion  del fatto,a quell'altro ritrovato,già vecchio,e ricevuto allora nella scienza comune d'Europa,delle polveri venefiche e malefiche; si disse che polveri tali,sparse lungo la strada,e specialmente ai luoghi delle fermate,si fossero attaccate agli strascichi de' vestiti,e tanto più ai piedi,che in gran numero erano quel giorno andati in giro scalzi."Vide pertanto", dice uno scrittor contemporaneo*," l'istesso giorno della processione,la pietà cozzar con l'empietà, la perfidia con la sincerità, la perdita con l'acquisto." Ed era in vece
il povero senno umano che cozzava co' fantasmi creati da sé.
*Agostino Lampugnano; La pestilenza seguita in Milano,l'anno 1630. Milano,1634, pag.44.









 Ciao Ambra, Giacomo,Rox.


CONTINUA CON ALTRI BRANI DEL CAPITOLO XXXII.







sabato 7 novembre 2015

A.MANZONI.Panni in arno 111.c.XXXII.(+ Panni in Arno18 ,NOTA CAP V, +Panni in Arno110 SCHEMA CAP.XXXI).

IN SEZIONE FOTO DEL PRESENTE POST SONO RIPORTATI I POST:  LEMARANCIO PANNI IN ARNO 18 E  LEMARANCIO PANNI IN ARNO 110.



ALESSANDRO MANZONI,I PROMESSI SPOSI,CAPITOLO TRENTADUESIMO,LETTO E CAPITO?



UTILE,PER VERIFICARNE LA COMPRENSIONE,RISPONDERE ,PER OGNI BRANO DI SEGUITO RIPORTATO,A DUE DOMANDE:

1) SAPIC(SIAMO AL PUNTO IN CUI...),
2)LPVD(LE PAROLE VOGLIONO DIRE...).



CORAGGIO ,BASTA POCO E...SEMPRE TESTO DEL ROMANZO A PORTATA DI MANO...






Per ogni brano del capitolo XXXII de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.



Cap.XXXII,r.7

                        ...gli mettessero in considerazione che,per leggi e consuetudini non interrotte,e per decreto speciale di Carlo V,le spese della peste dovevan essere a carico del fisco: in quella del 1576,avere il governatore,marchese d'Ayamonte,non solo sospese tutte le imposizioni camerali,ma data alla città una sovvenzione di quarantamila scudi della stessa Camera....



Cap.XXXII,r.15.

                        Il  governatore scrisse in risposta condoglianze,e nuove esortazioni: dispiacergli di non poter trovarsi nella città, per non poter impiegare ogni sua cura in sollievo di quella; ma sperare che a tutto avrebbe supplito lo zelo di que' signori: questo essere il tempo di spendere senza risparmio,d'ingegnarsi in ogni maniera. [Sia in questo che nel brano precedente,i tempi dei verbi,nel discorso indiretto,sono all'infinito,come se fossero oggettive latine] .



Cap.XXXII,r.26.

                La quale,sia detto qui incidentemente,dopo aver portato via,senza parlar de' soldati,un milion di persone,a dir poco,per mezzo del contagio,tra la Lombardia,il Veneziano,il Piemonte,la Toscana,e una parte della Romagna...



Cap.XXXII,r.32.

                   Bisogna però dire che fu obbligato a cedere al duca di Savoia un pezzo del Monferrato,della rendita di quindici mila scudi,e a Ferrante duca di Guastalla altre terre,della rendita di sei mila; e che ci fu un altro trattato a parte e segretissimo,col quale il duca di Savoia suddetto cedé Pinerolo alla Francia: trattato eseguito qualche tempo dopo,sott'altri pretesti,e a furia di furberie.



Cap.XXXII,r.41.

                       Il buon prelato rifiutò, per molte ragioni.



Cap.XXXII,r.43.

                       Temeva di più, che,"se pur c'era di questi untori," la processione fosse un'occasion troppo comoda al delitto:" se non ce n'era," il radunarsi tanta gente non poteva che spander sempre più il contagio:" pericolo ben più reale"*. Ché il sospetto sopito dell'unzioni s'era intanto ridestato,più generale e più furioso di prima.

* Ripamonti,pag 185.




Cap.XXXII,r.54.

                      ... e ,come osservò acutamente,a questo proposito un uomo d'ingegno**, le piace più d'attribuire i mali a una perversità umana,contro cui possa far le sue vendette, che di riconoscerli da una causa,con la quale non ci sia altro da fare che rassegnarsi.  **P.Verri, Osservazioni sulla tortura: Scrittori italiani d'economia politica; parte moderna,Tom.17,pag.203.




Cap.XXXII,r.66.

                        Ormai chi avesse sostenuto ancora ch'era stata una burla,chi avesse negata l'esistenza d'una trama,passava per cieco,per ostinato; se pur non cadeva in sospetto d'uomo interessato a stornar dal vero l'attenzion del pubblico,di complice,d'untore: il vocabolo fu ben presto comune,solenne tremendo.




Cap.XXXII,r.76.

                         Nella chiesa di sant'Antonio,un giorno di non so quale solennità, un vecchio più che ottuagenario,dopo aver pregato alquanto inginocchioni,volle mettersi a sedere; e prima,con la cappa,spolvero' la panca." Quel vecchio unge le panche!" gridarono ad una voce alcune donne che vider l'atto.



Cap.XXXII,r.86.

                         L'altro caso( e seguì il giorno dopo) fu ugualmente strano,ma non ugualmente funesto. Tre giovani compagni francesi,un letterato,un pittore, un meccanico,venuti per veder l'Italia,per istudiarvi le antichità, e per cercarvi occasion di guadagno,s'erano accostati a non so qual parte esterna del duomo,e stavano lì guardando attentamente. Uno che passava,li vide e si ferma; gli accenna a un altro,ad altri che arrivano: si formò un crocchio,a guardare, a tener d'occhio coloro,che il vestiario,la capigliatura,le bisacce,accusavano di stranieri e,quel ch'era peggio,di francesi.Come per accertarsi ch'era marmo,stesero essi la mano a toccare.Bastò. Furono circondati,afferrati,malmenati,spinti a furia di percosse,alle carceri.Per buona sorte,il palazzo di giustizia,è poco lontano dal duomo; e,per una sorte ancor più felice,furon trovati innocenti,e rilasciati.




 Ciao Ambra,Giacomo e Rox.


CONTINUA CON ALTRI BRANI DEL CAPITOLO XXXII.







A.MANZONI.Panni in arno 109.c.XXXI.


ALESSANDRO MANZONI,I PROMESSI SPOSI,CAPITOLO TRENTUNESIMO,LETTO E CAPITO?



UTILE ,PER VERIFICARNE LA COMPRENSIONE,RISPONDERE,PER OGNUNO DEI BRANI DI SEGUITO PROPOSTI,A DUE DOMANDE:

1)SAPIC(SIAMO AL PUNTO IN CUI...),
2)LPVD(LE PAROLE VOGLIONO DIRE...).



CORAGGIO,BASTA POCO...E...TESTO DEL ROMANZO A PORTATA DI CONSULTAZIONE.







Per ogni brano del capitolo XXXI de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.



Cap.XXXI,r.395.

                         Si disse e si credette generalmente che fossero state unte in duomo tutte le panche,le pareti,e fin le corde delle campane.



Cap.XXXI,r.404.

                          In ogni parte della città, si videro le porte delle case e le muraglie,per lunghissimi tratti,intrise di non so che sudiceria,giallognola,biancastra,sparsavi come con delle spugne.



Cap.XXXI,r.414.

                      Nella lettera sopraccitata,i signori della Sanità raccontan la cosa ne' medesimi termini; parlano di visite,d'esperimenti fatti con quella materia sopra de' cani,e senza cattivo effetto; aggiungono,esser loro opinione,che " cotale temerità sia più tosto proceduta da insolenza,che da fine scellerato: " pensiero che indica in loro,fino a quel tempo,pacatezza d'animo bastante per non vedere ciò che non ci fosse stato.



Cap.XXXI,r.421.

                        ...nessuno parla di nessuno[POLIPTOTO?]  che la negasse[OSSIMORO]; e n'avrebbero parlato certamente,se ce ne fosse stati;se non altro,per chiamarli stravaganti.Ho creduto che non fosse fuor di proposito il riferire e il mettere insieme questi particolari,in parte poco noti,in parte affatto ignorati,d'un celebre delirio; perché, negli errori e massime negli errori di molti,ciò che è più interessante e più utile ad osservarsi,mi pare che sia appunto la strada che hanno fatta,l'apparenze,i modi con cui hanno potuto entrar nelle menti e dominarle.



Cap.XXXI,r.434.

                          ...non si trovò reo nessuno: le menti erano ancor capaci di dubitare,d'esaminare,d'intendere.



Cap.XXXI,r.447.

                         Mentre il tribunale cercava,molti nel pubblico,come accade, avevan già trovato.Coloro che credevano esser quella un'unzione velenosa,chi voleva che fosse una vendetta di don Gonzalo Fernandez de Cordova,per gl'insulti ricevuti nella sua partenza,chi un ritrovato del cardinal di Richelieu,per spopolar Milano,e impadronirsene senza fatica;altri,e non si sa per quali ragioni,ne volevano autore il conte di Collalto,Wallenstein,questo,quell'altro gentiluomo milanese.Non mancavan ,come abbiamo detto,di quelli che non vedevano in quel fatto altro che uno sciocco scherzo,e l'attribuivano a scolari,a signori,a ufiziali che s'annoiassero all'assedio di Casale.



Cap.XXXI,r.466.

                       In una delle feste della Pentecoste,usavano i cittadini di concorrere al cimitero di san Gregorio,fuori di Porta Orientale,a pregar per i morti dell'altro contagio,ch'eran sepolti la'; e,prendendo dalla divozione opportunità di divertimento e di spettacolo,ci andavano,ognuno più in gala che potesse.Era in quel giorno morta di peste,tra gli altri, un'intera famiglia.Nell'ora del maggior concorso,in mezzo alle carrozze,alla gente a cavallo,e a piedi,i cadaveri di quella famiglia furono,d'ordine della Sanità, condotti al cimitero suddetto,sur un carro,ignudi,affinché la folla potesse vedere in essi il marchio manifesto della pestilenza.



Cap.XXXI,r.476.

                       La peste fu più creduta: ma del resto andava acquistandosi fede da sé, ogni giorno di più; e quella riunioni medesima non dové servir poco a propagarla.



Cap.XXXI,r.481.

                          Poi, non vera peste; vale a dire peste sì, ma in un certo senso; non peste proprio,ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome.Finalmente,peste senza dubbio,e senza contrasto: ma già ci s'è attaccata un'altra idea,l'idea del venefizio e del malefizio,la quale altera e confonde l'idea espressa dalla parola che non si può più mandare indietro.



Cap.XXXI,r.490.

                           Si potrebbe però, tanto nelle cose piccole,come nelle grandi,evitare,in gran parte,quel corso così lungo e così storto,prendendo il metodo proposto da tanto tempo,d'osservare,ascoltare,paragonare, pensare, prima di  parlare. MA PARLARE,questa cosa così sola,è talmente più facile di tutte quell'altre insieme,che anche noi,dico noi uomini in generale,siamo un po' da compatire.



    Ciao,Ambra,Giacomo e Rox.



FINE BRANI CAPITOLO XXXI.







giovedì 5 novembre 2015

A.MANZONI.Panni in arno 108.c.XXXI.


ALESSANDRO MANZONI,I PROMESSI SPOSI,CAPITOLO TRENTUNESIMO. LETTO E CAPITO?



UTILE,PER VERIFICARNE LA COMPRENSIONE,RISPONDERE,PER OGNI BRANO DI SEGUITO PROPOSTO,A DUE DOMANDE:
1)SAPIC(SIAMO AL PUNTO IN CUI...),
2)LPVD(LE PAROLE VOGLIONO DIRE...).



CORAGGIO,BASTA POCO...E....SEMPRE TESTO DEL ROMANZO A PORTATA DI CONSULTAZIONE...








Per ogni brano del capitolo XXXI de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.



Cap.XXXI,r.225.

                           E certo fu singolare,e merita che ne sia fatta memoria,la condizione in cui,per qualche mese,si trovaron quegli uomini,di veder venire avanti un orribile flagello,d'affaticarsi in ogni maniera a stornarlo,d'incontrare ostacoli dove cercavano aiuti,volontà, e d'essere insieme bersaglio delle grida,avere il nome di nemici della patria: pro patriae hostibus,dice il Ripamonti.



Cap.XXXI,r.232.

                       I più discreti li tacciavano di credulità e d'ostinazione:per tutti gli altri,era manifesta impostura,cabala ordita per far bottega sul pubblico spavento.



Cap.XXXI,r.242.

                          E,una cosa che in noi turba e contrista il sentimento di stima ispirato da questi meriti,ma che allora doveva renderlo più generale e più forte,il pover'uomo partecipava de' pregiudizi più comuni e più funesti de' suoi contemporanei: era più avanti di loro,ma senza allontanarsi dalla schiera,che è quello che attira i guai,e fa molte volte perdere l'autorità acquistata in altre maniere.[ Arduo da comprendere qui il Manzoni,però si può tentare,anche con l'aiuto di nota 248-249 dell'ed. del Sapegno.]



Cap.XXXI,r.259.

                              ...quando,con un suo deplorabile consulto,cooperò a far torturare,tanagliare e bruciare,come strega,una povera infelice sventurata,perché il suo padrone pativa dolori strani di stomaco,e un altro padrone di prima era stato fortemente innamorato di lei*,allora ne avrà avuta presso il pubblico nuova lode di sapiente e,ciò che è intollerabile a pensare,nuovo titolo di benemerito.
Ma sul finire del mese di marzo,cominciarono,prima nel borgo di porta orientale,poi in ogni quartiere della città, a farsi frequenti le malattie,le morti, con accidenti strani di spasimi,di palpitazioni,di letargo,di delirio,con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni; morti per lo più celeri,violente,non di rado repentine,senza alcun indizio antecedente di malattia.  *Storia di Milano del Conte Pietro Verri; Milano 1825,Tom.4.pag.155.



Cap.XXXI,r.283.

                         Ai decurioni faceva pure istanza il gran cancelliere,per ordine anche del governatore,ch'era andato di nuovo a metter l'assedio a quel povero Casale;[PROSOPOPEA?]; faceva istanza il senato,perché pensassero alla maniera di vettovagliar la città,.....



Cap.XXXI,r.303.

                        Il commissario propose loro,per principale,un padre Felice Casati,uomo d'età matura,il quale godeva una gran fama di carità, d'attività, di mansuetudine insieme e di fortezza d'animo,a quel che il seguito fece vedere,ben meritata;e per compagno e come ministro di lui,un padre Michele Pozzobonelli,ancor giovine,ma grave e severo,di pensieri come d'aspetto.
Furono accettati con gran piacere; e il 30 di marzo,entrarono nel lazzeretto.



Cap.XXXI,r.324.

                          ....anzi per saggio d'una società molto rozza e mal regolata,il veder che quelli a cui toccava un così importante governo,non sapesser più farne altro che cederlo,né trovassero a chi cederlo,che uomini,per istituto,il più alieni da ciò.



Cap.XXXI,r.369.

                       Per disgrazia,ce n'era una in pronto nelle idee e nelle tradizioni comuni allora, non qui soltanto,ma in ogni parte d'Europa;arti venefiche,operazioni diaboliche,gente congiurata a sparger la peste,per mezzo di veleni contagiosi,di malie.



Cap.XXXI,r.373.

                       S'aggiunga che,fin dall'anno antecedente,era venuto un dispaccio sottoscritto dal re Filippo IV,al governatore,per avvertirlo ch'eran scappati da Madrid quattro francesi,ricercati come sospetti di spargere unguenti velenosi,pestiferi:stesse all'erta,se mai coloro fossero capitati a Milano.



Cap.XXXI,r.382.

                         Ma due fatti,l'uno di cieca e indisciplinata paura,l'altro di non so quale cattività, furon quelli che convertirono quel sospetto indeterminato d'un attentato possibile,in sospetto, e per molti certezza,d'un attentato positivo,e d'una trama reale.



CONTINUA CON ALTRI BRANI DEL CAPITOLO XXXI.






A.MANZONI.Panni in arno 107.c.XXXI.

ALESSANDRO MANZONI,I PROMESSI SPOSI,CAPITOLO TRENTUNESIMO. LETTO E CAPITO? (TOSTO EH?).



UTILE,PER VERIFICARNE LA COMPRENSIONE,RISPONDERE,PER OGNI BRANO DI SEGUITO PROPOSTO,A DUE DOMANDE:
1)SAPIC(SIAMO AL PUNTO IN CUI...),
2)LPVD(LE PAROLE VOGLIONO DIRE...).



CORAGGIO,BASTA POCO...E...SEMPRE TESTO DEL ROMANZO A PORTATA DI MANO...








Per ogni brano del capitolo XXXI de I Promessi Sposi,provare a rispondere come esemplificato in lemarancio panni in Arno 3.



Cap.XXXI,r.107.

                         Due o tre giorni dopo,il 18 di novembre, emanò il governatore una grida,in cui ordinava pubbliche feste,per la nascita del principe Carlo,primogenito del re Filippo IV,senza sospettare o curare il pericolo d'un gran concorso in tali circostanze;...



Cap.XXXI,r.115.

                          .....in quella stessa guerra che gli stava tanto a cuore; e morì, non già di ferite sul campo,ma in letto,d'affanno e di struggimento,per rimproveri,torti e disgusto d'ogni specie ricevuti da quelli a cui serviva.



Cap.XXXI,r.132.

                          La penuria dell'anno antecedente,le angherie della soldatesca,le afflizioni d'animo,parvero più che bastanti a render ragione della mortalità: sulle piazze,nelle botteghe,nelle case,chi buttasse là una parola del pericolo,chi motivasse peste,veniva accolto con beffe incredule,con disprezzo iracondo.La medesima miscredenza,la medesima,per dir meglio,cecità e fissazione prevaleva nel senato, nel Consiglio de' Decurioni,in ogni magistrato.



Cap.XXXI,r.144.

                         Il tribunale della sanità chiedeva,implorava cooperazione,ma otteneva poco o niente.



Cap.XXXI,r.153.

                         Quella grida per le bullette,risoluta il 30 di ottobre,non fu stesa che il dì 23 del mese seguente,non fu pubblicata che il 29.La peste era già entrata in Milano.



Cap.XXXI,r.165.

                       Fu,secondo il Tadino,un Pietro Antonio Lovato, di quartiere nel territorio di Lecco; secondo il Ripamonti,un Pier Paolo Locati,di quartiere in Chiavenna.Differiscono anche nel giorno della sua entrata in Milano: il primo la mette al 22 di ottobre,il secondo ad altrettanti del mese seguente: e non si può stare né all'uno,né all'altro.Tutt'e due l'epoche sono in contraddizione con altre ben più verificate.Eppure il Ripamonti,scrivendo per ordine del Consiglio generale de'decurioni,doveva avere al suo comando molti mezzi di prender l'informazioni necessarie; e il Tadino,per ragione del suo impiego,poteva, meglio d'ogn'altro,essere informato d'un fatto di questo genere.



Cap.XXXI,r.179.

                   Sia come si sia,entrò questo fante sventurato e portatore di sventura,con un gran fagotto di vesti comprate o rubate a soldati alamanni; andò a fermarsi in una casa di suoi parenti,nel borgo di porta orientale,vicino ai cappuccini; appena arrivato,s'ammalò; fu portato allo spedale; dove un bubbone che gli si scoprì sotto un'ascella,mise chi lo curava in sospetto di ciò ch'era infatti: il quarto giorno morì.



Cap.XXXI,r.201.

                      ....andò covando e serpendo lentamente,tutto il restante dell'anno,e ne' primi mesi del susseguente 1630.



Cap.XXXI,r.209.

                      ....e avevano pronti nomi di malattie comuni,per qualificare ogni caso di peste che fossero chiamati a curare; con qualunque sintomo,con qualunque segno fosse comparso.



Cap.XXXI,r.213.

                   Il terrore della contumacia e del lazzeretto aguzzava tutti gl'ingegni: non si denunziavan gli ammalati,si corrompevano i becchini e i loro soprintendenti; da subalterni del tribunale stesso, deputati da esso a visitare i cadaveri,s'ebbero,con denari,falsi attestati.







CONTINUA CON ALTRI BRANI DEL CAPITOLO XXXI.