Continuazione ,dal post precedente ,di traduzione e testo di An.Post.l.II,cap 19.
Dalla riga 100a,3,fino 100b,17.(fine).
......Dalla percezione si produce dunque la MEMORIA, come siamo soliti chiamarla, e dalla memoria della stessa cosa (che spesso si produce,), l'ESPERIENZA.
Infatti le memorie, molte di numero, costituiscono una sola esperienza. Dall'ESPERIENZA o dall'UNIVERSALE che riposa ( Platone nel Fedro,96 b,lo definisce" eremesantos") tutto nell'anima, dall'uno oltre i molti, (ciò che di uno e identico è presente in tutti quelli,) si produce il principio dell'abilità tecnica e della conoscenza scientifica, e, precisamente 1) dell'abilità tecnica quando ESSO abbia a che fare con la produzione, 2)della conoscenza scientifica invece quando ESSO abbia a che fare con quel che è.
Dunque gli stati non ineriscono in noi in una forma determinata, ne'si producono da altri stati più conoscitivi, ma si producono dalla percezione, così come in una battaglia, verificatasi una rotta, se solo un soldato si ferma,un altro si ferma pure e un altro ancora, finché non si arrivi alla prima fila. L'anima è tale da avere la capacità di subire questo.
Cio' che si è appena detto non è stato detto chiaramente e dobbiamo dirlo di nuovo. Se uno degli indifferenziati si ferma c'è per la prima volta un universale nell'anima(e' percepito infatti il singolare, ma la percezione è dell'Universale; per esempio essa è dell'uomo e non di Callia che è un uomo).
Ancora, qualcosa si ferma tra questi finché si fermano le cose senza parti e gli universali, come per esempio si ferma tale animale finché si ferma animale, e allo stesso modo per animale. È chiaro allora che per noi è necessario conoscere le cose prime con l'induzione; infatti è proprio così che la percezione introduce in noi l'universale.
Siccome degli stati intellettuali con i quali siamo nel vero, alcuni sono sempre veri, e altri ammettono il falso, come per esempio l'opinione e il calcolo, mentre la conoscenza scientifica e l'intellezione sono sempre veri, e siccome nessun altro genere all'infuori dell' intellezione e'più preciso della conoscenza scientifica e, d'altra parte, i principi sono più noti delle dimostrazioni e ogni conoscenza scientifica è accompagnata dal ragionamento, non può esserci conoscenza scientifica dei principi, e poiche'non ci può essere nulla di più vero della conoscenza scientifica se non l'intellezione,l'intellezione deve avere per oggetto i principi.
Ciò risulta da queste indagini ed anche perché principio della dimostrazione non e'la dimostrazione; e quindi la conoscenza scientifica non è principio della conoscenza scientifica. Se allora non abbiamo alcun altro genere vero oltre alla conoscenza scientifica, l'intellezione deve essere principio della conoscenza scientifica. E l'una può essere considerata il principio del principio mentre l'altra nel suo complesso sarà nella stessa relazione col suo oggetto nel suo complesso.
Nota al testo.Il capitolo 19 tradotto in questo e nel post precedente,dovrebbe aiutare più dei commenti,la comprensione dei capp.1 e 2 del primo libro di Analitici Secondi.Speriamo.
A seguire verranno proposti commenti generali sulla totalità di Analitici Secondi.
TESTO GRECO: