sabato 7 febbraio 2015

Per te 21 22 23 24

Toigar nin autas ek domon ostres'ego
Maniais,oros d'oikousi parakopoi frenon... Euripidou,Bakkai,vv 32 33.


Pazze d'illusivo furor da questo
Mondo da me sortir saranno costrette
E abitar in aurorali plaghe
Libere alfin dal freno della mente.



             Ancora una volta

L'opale del mare
detergeva i tuoi lunghi capelli
e bagnati e salati
coronavano un viso innocente...

L'incerta ora dell'occaso
e la notte
sole
conobbero innocente quel viso,
mai il vivido fuoco del giorno
che dissolve ogni illusione
di purezza e di semplicità'.

Quante notti ti contemplai
e quante notti confido
di contemplarti,
le membra tue sciolte
nelle mie.



L'unica cosa che non devo rimproverarmi perché ho scritto e scrivo tante inanita',è quella di non aver avuto mai la pretesa di farle leggere o di leggere io stesso a chicchessia....Solo tu che tutto sai perdonarmi,hai letto in questo breviario della mia anima.



Oggi il pessimismo non è più di moda perché le rivoluzioni nascono e prosperano nel segno dell'ottimismo.....
(Chissa' cosa vuol dire....ma forse qualcuno ci troverà un senso....è sempre stata la ragione di qualsiasi tipo di scrittura o altra forma di comunicazione ....).
Chiedo alla Storia,o a chi mai saprebbe dare risposta,quando realizzeremo noi poveri mortali,l'impresa di comprendere che il pessimismo e l'ottimismo non sono che fantasmi...
Ma la storia e la vita hanno a disposizione sempre il Tempo infinito da concedere agli errori umani,e la Storia e la vita solo di tali errori si pascono.



                     Martirii

Divelta al miraggio
d'una luce ormai prossima all'estinzione
soffristi purissima vergine
Ipazia
il martirio a te donato,
e il fresco tuo sangue
alimento' il fiore
delle vite immolate
ingiustamente
e pur dimenticate o mai affidate
all'agiografia
o alla gloria di un ricordo.
Oggi i martiri della scuola
saranno sacrificati al tuo pari
purissima vergine:
e nell'un occaso e nell'altro
rimarra' senza nome
l'omicida.




venerdì 6 febbraio 2015

Per te 17 18 19 20

             Oecology.

                   1
Lo sguardo proteso sulla distesa del mare,
l'orizzonte sfumato dalla foschia,non appare
il cielo infinito...
I pini col verde piu' intenso,
le loro sagome stagliate,
strane figure,
a proteggere la visione del mare...
Sapore di un ricordo che germoglia
fra gli aghi,
dolcezza di un contatto che trapela
sulla superficie dell'acqua,
trasparenza di un'anima che si rifrange
nel cristallo che copre il fondale.

                  2

In te ipsum redi!

                3

Surge  Elheazareh et vide
il tuo mare senza pini,
che culla sagome di gabbiani;
il tuo cielo velato di grigio
che sorregge ali di gabbiani
fantasma...
Gabbiani di cielo e di
anima,
animano un quadro che non e' piu',
e irrimediabilmente,
puro.




   Leggevo e ammiravo la perizia stilistica e soprattutto metrica di Petrarca e di Dante,sommi padri;e ammiravo il distendersi placido del verso di Ariosto,in cui quasi non avvertivo intreccio e musicalita',pur sapientissimi,della rima;avvertivo l'inarcatura  potente dotta rarefatta del metro tassiano nella Gerusalemme e nelle liriche.
E poi venne Foscolo e poi Leopardi che per primo mi fece conoscere la sudditanza al metro;ammiravo stupito,perche' fino ad allora da me ignorato,il difficile simmetrismo metrico delle Odi e degli Inni del "semplice"Manzoni.
Non capivo come una tale lezione d'ordine e di profondo artificium potesse esser stata lasciata cadere;mi chiedevo se dopo di loro non fossero state piu' scritte vere poesie...

Finche' un giorno intuii la forma musicale del suono delle parole,la funzione che ha interrompere un fluire di suoni,
per iniziare e continuare a capo...

Gli schemi metrici servivano....ma appunto servivano. Ora non servono piu';poetare ora significa sorvolare una realta' difficile,incomprensibile perche' infinitamente effimera come non mai nel precedente nostro evo.
La parola che sempre riusci' a dominare e a dire ogni cosa,oggi spesso muore e perde la lotta con le cose....
Per questo riserbo le mie parole solo a te,mettendo il divieto ad altri di leggerle e capirle.Ti capisce solo chi e' una sola cosa con te,parola da me scritta!




Antigono e Demetrio,epigoni del Grande,passarono ad Atene accanto al gruppo marmoreo dei tirannicidi,Armodio e Aristogitone;ordinarono,per venerarli,che fossero coronati con(sottili)corone d'oro e fecero estorcere, con tasse ,duecento talenti. Un talento equivaleva a venticinque chili d'argento! Quali corone per i difensori della liberta'! Ma,come ora,gli antichi potenti pensavano in specie a se stessi,il che vuol dire alle loro casse:cio' che infatti era in sovrappiu' per fare le esili corone,finiva nelle tasche degli epigoni.




                 Calipso 4584

Sciamare verso un mare
sconosciuto
da solo per desiderio di solitudine,con i miei
innumeri me stesso.

L'ansia di un ritmo stato troppo convulso
che si placa...L'immersione
nelle acque salse,l'intimo
che si placa...L'arida mens
inaridita finalmente.

Ora nell'Immenso,
un desiderio di compagnia,
il senso dell'ultimo rifugio
che avulso del tutto esser non soffre...
L'atollo... e in un
frammento trovo Calipso...
Carne con carne diversa,
Calipso ultima dea.



giovedì 5 febbraio 2015

Per te 13 14 15 16 e intermezzo

Intermezzo

A Giacomo e ad Alessandro

La gallina gracilla
e oltre a cio'
i poeti ci spiegano
che la felicita'
è fuori
dalle passioni.
Altrimenti
ricchezze
per l'avaro.           (Passata è la tempesta e missiva a Choen).




                Selciati colorati di grigio

Il solvente della rugiada disseminato
lungo immensi prati di erba
verde,
gocciolante da innumeri foglie
d'alberi e di cespugli
verdi,
verdi illusioni ottiche del mattino;
il sole caldo del giorno
berra' l'umore verde
della rugiada e il prato,
ai piedi di innumeri alberi,
risplendera'del colore
di un selciato colorato di grigio.



                Ricordi fuori tempo.

Reti di pescatori per contenere acqua,
aratri in una cava di pietre,
il canto dell'usignolo nella foresta
nell'immenso frastuono del vento:
"Dimmi,o Tempo,
senza te e l'uomo  vive?"

Solo il lungo periodare dei suoi battiti
scandiva quel canto,
arava la terra,
tirava a secco reti colme di pesce.



                Mare nel tempo d'estate

Suscitando clamori e
idee vaghe
dissolte col frangersi delle onde,
rubando al cielo
il colore di una distesa
trapunta di rigurgiti
immensi
di possesso,
svapori,
e non solo all'orizzonte,
i nessi
logici delle parole:
ansie dissolte sulla sabbia
dal mare nel tempo d'estate.



          Sassi che scorrono via.

Salvata dall'ira
e dalla verginità del nulla
anche sgusciando
in una foresta di pregiudizi,
ponendo passo su passo
sul filo dell'equilibrio
del contegno,
incominciai il cammino
lamento fuggevole,
verso la bocca della fine.

A volte standomi a vedere,
io anima immortale,
odiavo che i sassi del senso
sulla strada reclina
dovessero scorrere via.



mercoledì 4 febbraio 2015

Per te 9 10 11 12

            Caldo fiore nel tempo dell'estate.


Saggiando la consistenza di una nube
lontanamente sagomata,
volgendo lo sguardo alla ricerca
dell'ultima onda sul mare,
tastando con le estremita' il farinoso
titillio della rena,
ridendo degli errori ormai
andati e riandati,
mi volsi da ultimo e vidi
senza veli sfumati
te
caldo fiore nel tempo d'estate.




          Il seminatore del genere umano.
    (Zeton eauton kai  ghenous  futosporon ,da pref.di Aristofane gramm. all'Edipo tiranno).

E fu luce e fu tenebra
e fu mare e fu terra
e fu firmamento e sotto
e fu vita e fu uomo...

E fu enigma della vita:
la Sfinge interroga
e il suo letale quesito
se irrisolto sopprime....
Il seme del genere umano
germoglia
se riconosce il suo seminatore
e l'intimo umore
che porta in grembo.



                Sapiente intreccio.

Canto dell'acqua
che inumidisce le mie labbra
riarse,
panico del verso
che legge e stabilisce
la storia del mio cammino,
opaca dolce ombra
che incombe sui miei errori,
saliva che mi plasma;
ritorno a pensare
al lume della candela
che si accostò ai miei occhi
gia' al buio e chiusi...



                 Seduta all'incontro.

Seduta all'incontro
a una pianta di  robinia,
sul volto scavato,
all'insegna della santità',
appare perpetuo
il sorriso della speranza
riverso sulla vicenda
della vita che viene...

Germe del fiore che cresce in me,
conducimi per mano
alla soglia del mio Tempio
perché possa pregare
anch'io
seduto all'incontro
a quella robinia.

martedì 3 febbraio 2015

Per te 5 6 7 8

Ho sempre insistito a scrivere per me stesso;a mettere insieme rapsodie di versi per chiarire o confermare a me stesso stati d'animo da me stesso provati.
Ho scritto,letto e riletto,ammirato e ricordato,umiliato con i miei versi,solo cose mie per me.


Ora voglio scrivere leggere e rileggere,far ricordare, nell'umiltà' ,i miei versi a una sola altra persona,che non sia io.


E cio' per timore di aver creato creature prive di corpo:voglio provare,col verso,se riesco a parlare al di fuori di me,per creare i discorsi dell'anima,quelli del Fedro platonico. Parleranno i miei versi a una sola persona? Sì?
              Sufficiet nunc et per semper.


Ho letto che i nostri maestri della penna(mi scuso quindi di aver voluto scrivere versi)sentenziano che si scrive più di quanto non si sappia o possa leggere...Si vede che continuano ad amare di essere analfabeti verso altri...



                       Ritorno all 'antico.

Lingue di fuoco minacciano
sintomi di nuova paura,
rullare di tremori continuo.
Un vago chiarore di bianca
luce lunare ricade
e la luce della notte tacita
ogni timore.
Un canto altalenante:i sì
e i no di sempre,ma ormai
so che si trattera' e per sempre,
di un ritorno all'antico.



                     Angelo perduto fra le molli sabbie del deserto.

So di un tempio
puro di religione del  timore,
di un vago senso del sincero
continuamente adorno,
cui pendono semplici corone
al di fuori
e mesti timori di fanciulla
di dentro...
Conobbi visitai e stetti
a contemplare quel Tempio nel viso
di un angelo perduto tra le molli
sabbie del deserto dell'anima mia.



           Ritorno di un'onda gia' franta mille anni fa.

Se col soave tepore
di un'alcova di miele
assapori il gusto del nuovo
e se ancora ritorni
a guardare e figurarti
i molti momenti in cui vi giacesti,
procuri il ritorno di un'onda
gia' franta  mille anni fa.

lunedì 2 febbraio 2015

Per te 1 2 3 4.

Per tutti gli argomenti del blog,digita :lemarancio blog argomenti e supporti(del 26/5/2015).

A tutti coloro che come me furono incanalati per sfociare nel nulla,che come me ebbero la più grande rivincita grazie a un'incruenta rivoluzione.

 Chi tace è grande,chi scrive per sé è grande! 

Chi chiacchiera,chi contesta,chi starnazza,chi vuol solo pubblicare,chiede continuamente a voce alta di non essere un  Uomo.



 

                                 Dies Natalis             1

Ascolta in silenzio
i desideri che non sappiamo dire:
allora saremo risorti
Uomo  e Donna
dalle ceneri del Tempo.

Quello sarà il Natale
della nostra vita,
e guideremo il merci
su cui caricheremo
tutte le nostre vittorie.



               Natale.       2

Un breve istante,
l'istante è sempre breve,
di amarezza
rattenuto;
un vago,
ma subito
compreso,
accenno
a gioire
delle luci
soffuse
di un agrifoglio
addobbato.



             Magico sogno.          3

Nel caldo di un'alcova
ricordare la tua presenza in tanta
parte della mia vita:
magico sogno nell'incertezza
del chiarore
di un mattino d'inverno....



                 Sogno di un amore.       4

Il viaggio su sentieri sconosciuti,
il silenzioso sguardo
di chi si conosce,
il canto sublime del nostro mare
nel continuo frangere sugli scogli...
L'avito senso del ritegno:
i sogni che ad ogni battito
del Tempo
stillano sui sensi.
Questo il mondo che abbiamo creato,
cenere che si disperde nel vento,
cenere delle nostre radici
consunte e pur brillanti,
all'arida fiamma
della Vita.

Osservazioni conclusive sul mito di Er e della caverna 3

Fondamento di Repubblica è il Sommo Bene che tutto illumina e soprattutto la giustizia e chi la pratica,dopo aver salito tutti i gradi della conoscenza.Degna conclusione di Repubblica è dunque il mito di Er.


Al bene e alla giustizia bisogna soprattutto educare,ma per riuscire,almeno inizialmente,sarà necessario un mito,una favola che,proprio in quanto abbia la forza della poesia,effettivamente convinca che è bene essere giusti,e che solo il GIUSTO E' FELICE,e solo il giusto può scegliere la sua vita,la vita migliore,mentre infelice e' l'ingiusto ed infelice in eterno("l'ingiustizia non sarebbe piu' una cosa tanto spaventosa se fosse causa di morte per colui che in se' la riceve,che'  appunto lo liberebbe dal male,Rep.610 d),e subira'la pena anche nell'aldila';da questo ultimo punto di vista senza importanza di come quell'aldila' venga inteso.

 Coscientemente Platone conclude la Repubblica con un mito,e coscientemente fa si' che il mito si possa doppiamente intendere: secondo lo spirito(per gli eletti),secondo la lettera in senso pedagogico. Non a caso anche il Gorgia,ove si tratta della giustizia finisce con un mito sull'aldilà' e così il Fedone,che discute appunto dell'immortalità dell'anima.

La realtà' tutta,dunque,si scandisce entro la ritmica legge della suprema ragion d'essere.Tale legge pero' non è un dato,un fatto,è un valore,ed in quanto tale non c'è, umanamente,finché non sia vissuta dal di dentro,e posta sempre come dovere da realizzare.


Le pagine sul mito di Er  si intendono quando si riallacciano alle altre sull'immortalità dell'anima,sul Sommo bene, e sulla Giustizia,intesa come ordine e misura interiore.
Chi attua in sé giustizia coglie quella che è la suprema giustizia.Non v'è ordine esterno se non v'è prima ordine interno:chi resta sul piano dell'esteriorità, è dannato per sempre. Anzi Er  ha narrato che colui che neppur lontanamente è rientrato in se stesso,il malvagio perfetto,mai vedrà la luce e la legge eterna simboleggiata dal fuso:egli come Ardieo non avrà mai la possibilità di uscire dal Tartaro e con le altre anime venire a contemplare il divino.Ciascuno in quanto nasce ha la sua sorte.Io potrò nascere contadino,un altro potrà nascere re. Ma altro è questo,altro,nella singola situazione di ciascuno,attuare o no giustizia,porre in sé quella socratica misura,che,platonicamente,è un cogliere al tempo stesso oltre alla ragion d'essere in sé, la ragion d'essere del Tutto.Virtù non è oltrepassare i propri limiti,ma assumerne coscienza e dentro quelli essere volta a volta se stessi. Male è da un lato la pigrizia,anche la pigrizia come abitudine di esser buoni( Rep 619),e male è ,d'altro lato,l'hybris,come ignoranza dei propri limiti e delle proprie possibilità. Questo il senso dell'affermazione platonica che la virtù non ha padroni,ma che ciascuno nella propria situazione è lui a scegliersi la propria sorte,il proprio destino,per cui la divinità non ha colpa del nostro stesso destino morale.


Così nelle Leggi ,dopo aver affermato che altro l'uomo  non è  dell'universo se non una particella in funzione dell'Unità tutta- tu sei inquieto perché non sai in che modo ciò che per te è ottimo si articoli al tutto ed a te,secondo la legge dell'esistenza universale-(ibid 904 b-c),Platone aggiunge:Dio "ha intelligentemente trovato quale sede e quali luoghi ciascun essere,date le sue qualità, dovesse prendere e occupare. Ma relativamente alla formazione delle qualità individuali,egli ne ha lasciate le cause alla volontà di ciascuno di noi:ognuno infatti è quasi sempre tale,per quelle che sono le qualità dell'anima,quale a lui piace di essere".

Per le osservazioni sul mito di Er e sul mito della caverna,son stati riportati,nei post di Lemarancio,brani del commento alle opere di Platone,pubblicate da UTET e rinvenute nella biblioteca "Nelson Mandela" di Villanova....peccato che per tali opere platoniche manchi il testo greco a fronte.

L'invito è di leggere tutti i post di Lemarancio procurandosi,per consultazione diretta,il testo greco(sia in caso di commenti,sia in caso di traduzioni Delle opere platoniche.).


Si conclude qui il mio discorso a puntate sui miti di Er  e della Caverna,ma se tale discorso non sarà mai discusso con qualcuno non avrà' mai alcun valore,perché non sarà mai divenuto il discorso dell'anima degli interlocutori,ma sarà rimasto solo un discorso scritto,praticamente lettera morta,come aveva capito il re egizio del Fedro,che aveva rifiutato il dono della scrittura.  

Ambizione.......

Bees....... 

Il cerchio  è chiuso. 

Continuerò con altri brani di Repubblica,proposti tradotti,ma presupposti accompagnati nella loro lettura dal testo greco sott'occhio!